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L'Ospizio Bernina a fine Ottocento

 

La Società Ospizio Bernina
La fondazione e lo sviluppo di un ospizio di montagna nel XIX secolo.

(di Mara Vassella)

Nel mio lavoro di maturità ho avuto occasione di occuparmi dell’albergo-ristorante Ospizio Bernina, che domina il passo del Bernina. Si tratta di un edificio eretto nella seconda metà del XIX secolo e che, come molti altri ospizi di montagna, ha svolto un’importante funzione nello sviluppo delle zone alpine circostanti, in questo caso i comuni di Pontresina e Poschiavo. Per le mie ricerche mi sono basata su due libroni, intitolati Protocollo A e Protocollo B, che documentano i primi anni di vita dell’ospizio. Si tratta della raccolta dei verbali della Società Ospizio Bernina (SOB), che fondò l’ospizio e lo gestì per parecchi anni.

I due volumi formato A3, il primo di 259 pagine e il secondo di 231 pagine, si riferiscono agli anni 1864-1900 e 1901-1930. Attualmente sono custoditi nel centro di documentazione della Società Storica Val Poschiavo. Entrambi contengono nelle pagine iniziali una copia degli statuti. La vita della società non termina però con il Protocollo B, visto che la Società Ospizio Bernina verrà ricostituita negli anni ’60 e si scioglierà solo negli anni ’80 del secolo scorso. Ma nessuno sa dove siano finiti i rimanenti verbali. Nel mio lavoro ho preferito limitarmi alle origini dell’Ospizio Bernina, sia per ragioni di tempo, sia perché si tratta del periodo a mio avviso più interessante.

L’Ospizio Bernina nasce in un periodo di grandi trasformazioni economiche, che corrispondono in Svizzera all’ampliamento delle reti ferroviarie e stradali. Considerata la morfologia montuosa del suolo elvetico, risulta chiaro che buona parte di questi miglioramenti interessa le zone alpine, tra cui la regione del Bernina. Ancora attorno al 1800 i Grigioni presentano una fitta rete di sentieri e mulattiere. Questo paesaggio, rimasto intatto dal Medioevo, viene turbato all’inizio del secolo, dapprima con la costruzione di strade commerciali per il traffico di transito, quali lo Spluga, il San Bernardino, il Giulia, e il Maloja. Poi, «tra il 1840 e il 1923 si sistemarono le strade di collegamento nelle valli e quelle sui passi del Bernina, dell’Albula, dell’Oberalp, del Flüela, del Forno, del Lucomagno e dell’Umbrail.» (1)

Cartellone pubblicitario per l'albergo Ospizio Bernina

Anche se il ruolo degli ospizi di montagna è stato fondamentale per i viandanti e per il commercio fino alla Prima Guerra mondiale, gli storici non si sono mai occupati dell’Ospizio Bernina e del suo ruolo nei traffici nord-sud e quindi nell’economia regionale. Il solo Zendralli (2), ha preso in considerazione l’Ospizio, non tanto per studiarne gli scopi e i meccanismi, ma per tracciare un bilancio degli ospiti dell’albergo. Il libro dei forestieri è un’opera interessante soprattutto per chi si occupa di turismo o si interessa alle personalità che hanno soggiornato nella nostra terra. La ricerca contiene comunque anche una parte alla storia dell’albergo, ridotta all’essenziale ma molto valida.

Per il resto la letteratura secondaria poschiavina si occupa molto del passo del Bernina, ma spende ben poche righe per analizzare il ruolo dell’ospizio, così per esempio Riccardo Tognina (3) e Silva Semadeni (4).

I documenti sul tema sono rari anche nell’archivio comunale, poiché – come vedremo trattando dei rapporti tra Comune e Società Ospizio Bernina – la collaborazione tra i due enti venne ben presto a mancare. È così che questa parte del mio lavoro si baserà soprattutto sulle notizie che sono riuscita ad estrapolare dai verbali della società, dal Protocollo A in particolare.

L’iniziativa di costruire l’albergo è da attribuire ai fratelli Ragazzi, attivissimi imprenditori della valle, che nel 1862 avviarono un intenso scambio epistolare con il Comune per convincere i membri del consiglio ad accordare il loro appoggio, anche finanziario, all’operazione.

Alcune di queste lettere che documentano i rapporti tra il Comune e la società sono già state pubblicate dall’archivista Antonio Giuliani sul Grigione Italiano (5) ed è per questo che non mi soffermerò oltre sulle origini molto difficili della società. Ciò che importa però è che dopo un inizio promettente, pienamente sostenuto dal Comune, i rapporti tra i due enti sono progressivamente diminuiti e peggiorati.

La causa è da ricercare nelle continue richieste di aiuto da parte della Società Ospizio Bernina, richieste a cui il Comune non sempre poteva dare risposta positiva, anche a causa del malumore della popolazione, la quale arrivò fino a presentare una petizione per interrompere immediatamente ogni aiuto alla società.

Il capitale dell’Ospizio del Bernina fu fissato a Fr. 60'000.-, ripartiti in 120 azioni da Fr. 500.- l’una. Sarebbero state sufficienti 80 azioni per costituire la società. (6) I fratelli Ragazzi si rivolsero ai loro compaesani per avvertirli di quest’impresa e invitarli a partecipare numerosi. All’invito risposero 45 persone che sottoscrissero 57 azioni, le altre 37 furono acquistate da engadinesi. (7)

Il 6 maggio1864 si riunirono i primi azionisti, i quali nominarono come presidente Stefano Ragazzi e dichiararono costituita la società, poiché erano state acquistate più di 80 azioni. Nominarono una commissione con a capo lo stesso Stefano Ragazzi. Ne facevano parte anche Andrea Conzetti e Bernardo Albrici per Poschiavo e A. R. Planta e Giovanni Saratz per l’Engadina.

L’amministrazione veniva diretta dall’adunanza generale e dalla commissione di sorveglianza. L’adunanza generale rappresentava la massa complessiva degli azionisti e veniva convocata una volta all’anno. La commissione di sorveglianza rappresentava la società in tutti i casi giuridici e amministrava tutti gli interessi della stessa. Essa era composta da cinque membri, i quali, fra l’altro, avevano il compito di nominare e destituire l’albergatore e gli altri agenti. (8)

Agli inizi del 1865 cominciarono i primi sopralluoghi per scegliere il terreno adatto alla costruzione. L’architetto Giovanni Sottovia fu incaricato di eseguire i piani dell’ospizio. Dopo lunghe trattative i lavori vennero consegnati alla Ditta Luzio Noli, la quale cominciò gli scavi nel giugno dello stesso anno. (9) Non tutto andò per il meglio, perché vi furono lamentele riguardo la sorveglianza dei lavori e alcuni membri della commissione diedero le dimissioni.

Il grande edificio dell’ospizio consisteva in un corpo centrale e in due stabilimenti laterali impiegati come magazzini per il fieno, per le merci e per le carrozze; le stalle per i cavalli e per il bestiame da mercato si trovavano dietro l’edificio.

La costruzione dell’ospizio non fu mai definitiva: frequenti danni nei locali o al tetto, provocati soprattutto dal gelo o dal vento molto forte, si aggiungevano spesso ad ampliamenti già previsti.

Tommaso Lardelli, podestà di Poschiavo in quel periodo, oltre che presidente della società Ospizio Bernina dal 1867 al 1900, ricorda nelle sue memorie quali obiettivi principali della società «la sicurezza di questo passo, specie durante l’inverno, ed in pari tempo di avere ivi un albergo che durante la state avesse rimunerato l’oste per le sue privazioni invernali.» (10) Ormai da lungo tempo si faceva sentire sempre più spesso il bisogno di avere un ospizio per i viandanti e i forestieri soprattutto durante l’inverno. La Società a sua volta s’impegnava «a tener aperto al pubblico la detta casa per tutto l’anno». (11)

Poco tempo dopo la sua costituzione, la commissione, resa debole forse per la mancanza di Stefano Ragazzi, deceduto, nominò come nuovo presidente Tommaso Lardelli che diresse le sorti dell’albergo fino al 1900, quando gli subentrò Franz Pozzy. Da questo momento le sorti dell’ospizio peggiorarono ulteriormente e Pozzy si trovò a lottare con impresari e locatari, mentre le difficoltà finanziare già esistenti non migliorarono affatto, anzi, i danni continui prodotti dal gelo e dalle intemperie aggravarono ancor più la situazione. A partire dal 1900 la società puntò a trasformare l’ospizio in albergo, ciò che provocò ulteriori spese.

I verbali della società testimoniano però di una lotta continua e piena di sforzi, collettivi ma anche individuali, per assicurare la sopravvivenza dell’impresa. I gerenti nominati dalla società per un motivo o per l’altro non riempivano mai appieno le esigenze della commissione e perciò, ogni anno o poco più, questi dovevano essere rimpiazzati. In pratica la Società Ospizio Bernina non riuscì mai a raggiungere i propri obiettivi finanziari, nemmeno nell’epoca d’oro, all’inizio del 1900, quando molti personaggi di fama internazionale, quali Carducci, Giacometti e alcuni sovrani orientali pernottarono nell’albergo. (12)

La costruzione della Ferrovia del Gottardo e delle Ferrovie federali ridusse a ben poca cosa il traffico di transito sul valico del Bernina. La ferrovia Retica – col suo tronco engadinese portato a termine nel 1903 – favorì, in compenso, l’affluenza dei forestieri. (13)

D’altra parte il treno del Bernina era un mezzo molto più comodo e veloce che le carrozze e le slitte. Per questo motivo il numero degli ospiti dell’ospizio che valicavano il passo con questi mezzi diminuì drasticamente a favore della ferrovia.

Dopo il 1900 l’ospizio ebbe molti gestori, tra cui il podestà Zala-Albrici e Tito Trinca, finché nel 1931 venne ceduto a Domenico Cortesi, che lo ebbe in gestione fino al 1960. Ma i costi erano abbastanza elevati e non permisero al Cortesi di continuare la gestione. Fu quindi fondata una nuova società.

Essa era composta da pressappoco dieci famiglie poschiavine, tra cui i fratelli Triacca, i fratelli Zanetti e i fratelli Pozzy; ogni famiglia mise a disposizione 20'000 franchi, per un totale di 200'000 franchi, somma assai maggiore del capitale raggiunto dalla prima società, ma naturalmente i tempi erano cambiati e anche i costi aumentavano. I fittavoli pagavano per la locazione somme troppo basse e i debiti aumentarono anche per la nuova società. Questa nuova società non ebbe lunga vita e così dopo 28 anni, nel 1988, la famiglia Battaglia comprò l’ospizio che possiede ancora oggi.

La parabola discendente dell’Albergo Ospizio Bernina si presta molto bene a rappresentare quello che fu il destino parallelo di molti altri ospizi di montagna. Le sue importanti implicazioni nello sviluppo del secondo Ottocento sono evidenti e meriterebbero uno studio più approfondito.

Note:

1. Frey Urs e Simonettt Jürg, Il paesaggio, in: AA.VV. Storia dei Grigioni, L’età contemporanea, vol. 3, Coira-Bellinzona, PGI e Ed. Casagrande, 2000, p. 23.

2. Cfr. Zendralli Arnoldo M. , Dai «Fremdenbücher» -Libri dei forestieri- dell’Hotel Hospiz Bernina, Albergo Ospizio del Bernina, Poschiavo, Tip. Menghini, 1937.

3. Cfr. Tognina Riccardo, Appunti di storia della valle di Poschiavo, Poschiavo, Tip. Menghini, 1971.

4. Cfr. Lardi Otmaro e Semadeni Silva, Das Puschlav – Valle di Poschiavo, Berna, Haupt, 1994.

5. Cfr. Giuliani Antonio, Lo scarico delle merci sul passo del Bernina, (parte I-III), in: Il Grigione Italiano, Poschiavo, 11-1-2001/ 22-2-2001/ 8-3-2001.

6. Statuti SOB,12-2-1865, § 3.

7. Protocollo A, 12-2-1865, p. 23.

8. Statuti SOB,12-2-1865, pp. 1-7.

9. Protocollo A, 11-5-1865, p. 33.

10. Lardelli Tommaso, La mia biografia, a c. di Fernando Iseppi, Poschiavo, Tip. Menghini, 2000, p. 181.

11. Convenzione tra il comune di Poschiavo e la Società dell’Ospizio Bernina, Protocollo A, 10-1-1865, p. 8.

12. Zendralli, Fremdenbücher

13. Zendralli, Fremdenbücher, p. 8.

© Mara Vassella SSVP, aprile 2002

 

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