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Novecento

L’intrusione della modernità nelle micro-società tradizionali

La vita religiosa in un villaggio di montagna grigionese: l’esempio della comunità cattolica di Poschiavo

(di Flavia Crameri)

L’interdisciplinarità riscontrabile nelle attuali correnti storiografiche ha agevolato notevolmente lo studio della «modernità», nelle sue forme d’origine e nelle sue manifestazioni di continuo mutamento. Attraverso lo spoglio dell’archivio parrocchiale si è cercato di far riemergere l’identità e lo spirito religiosi della comunità alpina in questione, nel periodo compreso tra il 1945 e il 1965-70.

La problematica della ricerca verte sui sostegni tradizionali di una micro-società, sulle sue mutazioni sotto forma del progresso e sulle resistenze che essa oppone all’intrusione di elementi modernizzanti. Per il nostro studio è stato scelto il parametro religioso, in particolare il cattolicesimo data la dualità confessionale della valle di Poschiavo.

Perno dei documenti consultati si è rivelato il bollettino parrocchiale, l’Amico delle Famiglie Cristiane. Infatti in esso, e di conseguenza nel parroco che lo redigeva, si riflettono le tendenze e le aspettative religiose della popolazione cattolica di fronte ai cambiamenti sociali in atto. Rimangono tuttavia degni di nota le varie pubblicazioni di periodici e riviste (es. Il Grigione Italiano e l’Almanacco del Grigioni Italiano) per quanto riguarda il rafforzamento dell’interazione tra cultura, educazione e pensiero religioso.

Fino all’inizio del XX secolo la comunità di Poschiavo era isolata dal resto del paese da barriere naturali al nord (passo del Bernina) e da quelle politiche al sud (frontiera con l’Italia). La vita era così dettata dalle regole della natura e dal «suono delle campane». Con la lenta «intrusione del processo di civilizzazione» (in concreto i trasporti ferroviari, l’industrializzazione e il turismo) si verificano delle graduali modifiche nell’esistenza quotidiana degli abitanti indigeni.

Questi fenomeni modernizzanti non hanno però portato a grandi scossoni sociali. Difatti nella parrocchia del capoluogo poschiavino divengono palesi una preclusione verso l’esterno e una conseguente chiusura su sé stessa della micro-società cattolica. Fatto questo che conferma le ricerche svolte dallo studioso U. Altermatt nelle regioni svizzero-interne (Urs Altermatt, Le catholicisme au défi de la modernité, Losanna 1994).

La formazione di una «subcultura cattolica» risale alla fine del XIX secolo con la guerra del Sonderbund che provocò una «ghettizzazione» della popolazione cattolica al fine di salvaguardarne l’identità religiosa e di assimilare le innovazioni imposte dal nuovo stato liberale dominato dalla maggioranza protestante il più lentamente possibile. A Poschiavo tale episodio è tangibile nella «creazione» di quartieri cattolici e/o protestanti ben definiti e nell’evidente divario economico esistente tra le due comunità. Il ricordo di tali discrepanze permane vivo nella memoria di alcune fasce generazionali della popolazione.

Ogni buon cattolico si riuniva attorno al prevosto, personaggio centrale e familiare dell’intero paese. Quest’ultimo oltre a detenere conoscenze intellettuali di un certo livello, influiva fortemente sulla vita socio-culturale del villaggio. In lui, come già accennato, si riflettevano le attese spirituali della maggioranza dei fedeli; rimane tuttavia azzardato scorgervi lo specchio della mentalità concittadina.

I problemi che gli stavano particolarmente a cuore erano legati soprattutto alla famiglia e all’educazione cristiano-morale della gioventù. Trasmetteva il suo insegnamento con scritti, organizzazioni di conferenze e ritrovi spirituali a Buril. Bisogna però riconoscere che il suo compito era facilitato dalla grande tradizione e devozione religiose della popolazione. In effetti i cattolici di tutta la valle erano molto uniti e mostravano una solida fedeltà e lealtà verso il papa e il vescovo della loro diocesi.

La devozione popolare è inoltre percettibile nelle svariate attività delle associazioni laiche. Per quanto concerne la frequenza alle funzioni sacre il prevosto la definiva soddisfacente. Le punte massime venivano raggiunte durante le festività più importanti come il Corpus Domini, l’Assunzione, la Festa dei morti, la Pasqua e il Natale.

Soprattutto le prime due si caricavano di un significato sociale particolare agli occhi degli autoctoni cattolici, in quanto tramite queste trovava maggior caratterizzazione la differenza tra la comunità protestante e quella cattolica. I cattolici potevano infatti dimostrare pubblicamente di essere fedeli allo Stato e di non costituire una classe inferiore, e quindi discriminata, di cittadini (taccia acquisita dopo l’affare del Sonderbund).

La stampa diventa fino agli anni ’50 il fulcro della trasmissione morale cristiano-cattolica; in essa appaiono di continuo, sotto la rubrica locale, articoli e fatti di carattere religioso. Si osserva poi una regressione dei temi propriamente spirituali a favore di argomenti laici come lo sport, la pubblicità e la politica comunale.

A partire dal 1963 ne Il Grigione Italiano si indicano addirittura gli orari delle funzioni evangeliche. Questa «laicizzazione della cultura» si deve sicuramente alle persone impiegate nella redazione, nonché al rafforzamento di associazioni e di società laiche nel settore sportivo e in quello culturale.

La svolta decisiva nell’apertura verso l’esterno del mondo cattolico si avrà con il Concilio Vaticano II del 1962-65. Tale evento susciterà tuttavia nella comunità cattolica poschiavina accesi dibattiti tra laici ed ecclesiastici e un forte disorientamento tra i credenti. La missione della chiesa come i compiti dei prelati si modificano, ossia ci si deve adattare di fonte alle nuove esigenze dei fedeli, se non addirittura ridimensionare le proprie strutture.

Nell’analizzata micro-società cattolica grigionese «l’intrusione della modernità» non ha quindi recato capovolgimenti radicali o gravi crisi di identità e valori, bensì un progressivo adattamento della maggioranza ai «tempi che cambiano». Solo a partire dagli anni 1965-70 si verificheranno netti cambiamenti, dovuti alla riunione delle scuole in territorio geograficamente fuori della portata parrocchiale, all’emigrazione avvenuta dopo il «boom economico» d’inizio secolo nonché al diffondersi dei mass media, ottimi divulgatori delle nuove tendenze.

© Flavia Crameri, aprile 1998

Il presente testo è il riassunto di un lavoro di seminario scritto durante il terzo ed ultimo ciclo all’Università di Friborgo, sotto la direzione del prof. F. Python, ordinario della cattedra di storia contemporanea generale e svizzera – sezione francese. Anno accademico 1995-96. Una copia del lavoro, in francese, è depositata nel Centro di documentazione SSVP.

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