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Ugonotti a Poschiavo (di Fiorenza Kromer)
Nella prima parte ho ricordato i motivi per cui gli
ugonotti hanno dovuto lasciare la loro patria, la Francia. Ho inoltre
descritto le modalità e le vie dellesodo. La seconda parte
è sicuramente quella che interessa maggiormente. Vi ho analizzato
ed interpretato il materiale trovato nellarchivio della Comunità
riformata di Poschiavo: un verbale, numerose pagine del registro delle
collette (1)e
varie pagine del libro del collegio.(2) Si tratta di fogli singoli sui quali in epoca storica vennero annotati i battesimi, i matrimoni, i funerali, la contabilità e testi vari riguardanti la vita di comunità. In unepoca seguente questi fogli vennero rilegati. Pagine riguardanti uno stesso tema sono state messe vicine, ad esempio tutti i battesimi di un decennio. Questi singoli pacchetti tematici non sono poi però rilegati in ordine temporale, cosa che rende la ricerca più difficile. Cè tuttavia un indice di questi libri. Nel libro delle collette ho trovato un elenco lungo circa 20 pagine corredato di data, beneficiario e ammontare dellelemosina fatta a espulsi ugonotti e valdesi. Questo elenco è stato il punto di partenza della mia ricerca. Veniamo ora ai risultati del mio lavoro. Il primo di gennaio dellanno 1687 lassemblea di chiesa si era riunita come dabitudine per nominare i membri del Collegio. In occasione di questa riunione venne presentata ai membri dellassemblea una lettera da parte dei consiglieri delle Tre Leghe. In questa lettera si pregava la comunità di aiutare i profughi francesi e piemontesi. La comunità reagì a questa richiesta in due modi: fece una colletta in favore dei profughi e ne mandò lincasso di 300 lire a Coira il 16 dicembre 1687. Inoltre garantì ai profughi di passaggio per la nostra valle aiuto ed ospitalità. Sullarco di 10 anni, per la precisione dal 2 dicembre 1687 al 12 maggio 1697, circa 730 fuggiaschi ricevettero aiuti in forma di denaro e/o cibo, vestiti ed un posto per dormire. Questi profughi arrivavano a gruppi sparsi non molto numerosi; in generale erano due o tre. Molti continuavano il loro viaggio attraverso Coira fino in Germania. Altri rimanevano a lungo, anche alcuni anni, oppure ritornavano in valle dopo alcuni mesi. Alcuni nomi si trovano infatti molte volte nellarco del tempo. Il nome di tre donne compare per più di sei anni. Solamente due famiglie, quella dei Portier e quella dei Benoit (italianizzato in Benedetto), si stabilirono a Poschiavo e si integrarono nella vita della comunità. Ho seguito le loro tracce fino al 1770 circa. Lafflusso maggiore di profughi lo troviamo nellanno 1689: ben 324 persone ricevettero aiuti. La maggior parte dei francesi che chiesero assistenza nel corso dei10 anni in questione erano di sesso maschile: 506. Persone di sesso femminile se ne trovano 222, vale a dire un terzo del numero totale di assistiti. 120 profughi erano ragazzi o bambini. Letà non è specificata. Si può immaginare che variasse da pochi mesi a una quindicina danni. Fra i minorenni il rapporto maschi-femmine è di circa 415-115. In proporzione cerano meno bambine che donne adulte. 36 fuggiaschi erano ammalati e quattro donne in avanzato stato di gravidanza. La maggior parte dei profughi proveniva dal sud-est della Francia, 47% dal Dauphiné. Purtroppo di ben 31,6% degli espulsi non si conosce il luogo dorigine. Durante i dieci anni nei quali gli esuli per la fede arrivarono nella locale comunità, i riformati poschiavini offrirono loro 1367 lire e 7 denari. Nellanno di maggiore afflusso, il 1689, li aiutarono con ben 629 lire e due denari. Non è facile dire se si tratti di una somma elevata oppure no, perché i tempi sono cambiati. I redditi non sono più gli stessi, il numero degli appartenenti alla comunità è cambiato ed in proporzione si paga meno per il cibo. Nel 1689 tre pani costavano 13 denari.(3) Confrontando questa cifra con il totale delle offerte nello stesso anno si può, penso, affermare che si tratta di un aiuto consistente. Non voglio dilungarmi su un discorso sulla generosità cristiana daltri tempi, perché penso che sia un fatto che noi non possiamo obiettivamente giudicare. Mi sembra tuttavia che gli aiuti offerti dalla comunità sia in denari che in ospitalità dimostrino una grande sensibilità di fronte al destino dei profughi per la fede. La comunità stessa in quel periodo viveva una
difficile situazione di minoranza allinterno del comune, documentata
da numerosi processi e da lotte per mantenere la propria posizione.
Avendo dunque essa stessa problemi a causa della fede, provava compassione
per coloro che erano ancora più sfortunati, come i valtellinesi
o i francesi, che erano stati perseguitati ed avevano dovuto abbandonare
le loro case e le loro famiglie. Di conseguenza li aiutava come meglio
poteva e direi con aiuti consistenti e costanti. © Fiorenza Kromer SSVP, aprile 1998 Note: 1.Libro 108 B, pp. 151-184.2.Libro 108 A, pp. 57-77. 3.Libro 119, p. 65.
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