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Tommaso Francesco Maria de Bassus (1742-1815)

 

Età moderna

Tommaso Francesco Maria IV de Bassus tra Poschiavo e la Baviera verso la fine del XVIII secolo

(di Nicole Digel)


Fra i migliori casati del passato poschiavino va anche quello dei Bassi, o dei de Bassus, originari di Bellagio. Di questa famiglia si hanno due tralci: quello poschiavino e quello bavarese.

Il primo ha dato a Poschiavo un buon numero di personalità di forte ingegno, avveduti sacerdoti e energici magistrati; l’altro una serie ininterrotta di cortigiani eletti, fra cui anche uomini d’arme e studi. E ad uno studioso questa famiglia deve proprio la sua fortuna a Giovanni Domenico de Bassus (1643-1704), professore di diritto agli studi di Ingolstadt, e capostipite del tralcio bavarese.

Meno di ottanta anni dopo la morte di Giovanni Domenico, i due rami si uniscono nell’uomo che assomma il lustro dell’uno e dell’altro, in Tommaso Francesco Maria de Bassus (1742-1815), il quale, uscente dal tralcio italico, eredita titoli e beni di quello germanico.

Tommaso de Bassus, podestà di Poschiavo e di Traona, ciambellano della corte elettorale di Monaco, barone bavarese, passò quindi la sua vita parte nella nativa Valle grigione e parte nei nuovi possedimenti di Sandersdorf, Mendorf e Eggersberg in Baviera.

Tommaso aveva preso presto la via della Baviera per farvi gli studi proprio in quella città di Ingolstadt, dove l’avolo Giovanni Domenico aveva iniziato la fortuna sua e del casato.

Quando Tommaso tornò a Poschiavo possedeva oltre la buona preparazione un’educazione accurata, affinata dal contatto con gli ambienti cortigiani monachesi, e poteva contare sul prestigio che gli veniva dall’agiatezza, dalla tradizione e dal lustro familiari della nobile parentela germanica.

Appena venticinquenne, nel 1767 viene eletto podestà di Poschiavo (incarico che coprì in seguito per altre cinque volte), è delegato alla Dieta ed è presidente del Tribunale d’appello.

Ma il maggiore onore gli toccò nel 1771 quando venne chiamato ad «assistere all’officio di Tirano», che poi tenne per due bienni, e nel 1781 a podestà di Traona. Che poi sapesse attendere con successo al suo compito lo provano le lodi attribuitegli dai suoi sudditi, come appare nella Raccolta d’alcune poesie indirizzate al Nobilissimo Signor… compilate da un certo Ambrosioni.

La pubblicazione deve aver attirato sul compilatore l’attenzione del de Bassus, perché in seguito gli affidò la sua stamperia a Poschiavo. Il de Bassus infatti aveva acquistato verso la fine del decennio 1780-90 nella Baviera una stamperia e l’aveva fatta trasportare nel suo borgo natale.

Alla stamperia si aggiunse ben presto una libreria. Nel 1785 l’Ambrosioni pubblicò un doppio Catalogo de libri impressi da G. Ambrosioni Librajo e stampatore in Poschiavo nei Grigioni. Il Catalogo accoglie pure la prima traduzione italiana del Werther di Goethe, nella traduzione del milanese Gaetano Grassi.

Il de Bassus stesso compilò un libriccino intitolato Più necessarie cognizioni pei fanciulli, il quale destinato prima all’educazione domestica dei propri figli, fu in un secondo tempo pubblicato in modo che servisse a tutti i fanciulli di Poschiavo. Questo opuscolo fatto tutto a domande e risposte, diventò il primo libriccino scolastico aconfessionale.

Con la sua stamperia il de Bassus perseguiva lo scopo di «partecipare all’Italia le migliori letterarie oltramontane Produzioni». Il de Bassus infatti cresciuto in un ambiente più largo e a contatto con l’ambiente cortigiano bavarese, possedeva le premesse necessarie a tale compito, siccome italiano di nome, di nascita, di carattere, ma tedesco di studi e di gusto. Ad ogni modo egli appare come un precursore nello scambio culturale fra la Germania e l’Italia e la sua grandezza fu quella di rendersi conto di essere un operoso mediatore fra mezzogiorno e settentrione.

Ma purtroppo le imprese del de Bassus non ebbero il successo promesso. Ambrosioni si lamentava che le vendite non aumentavano. Nel 1787 uscì l’ultima opera Riflessioni sopra le società segrete, riflessioni che si risolsero in una lode alla Massoneria, anche se questa non è nominata.

Il de Bassus, cattolico, era inviso ai riformati, quale appartenente all’Ordine degli Illuminati, gruppo che si prefiggeva di instaurare una società anarchica fondata sulla comunione dei beni (1776), perdette l’appoggio anche dei cattolici, e quale nobile bavarese non poteva certo contare sulla piena fiducia dei buoni repubblicani.

Egli era in fondo spiritualmente isolato nella sua terra. Inoltre i tempi mutarono; con l’entrata dei Grigioni nella Confederazione, la Valle di Poschiavo e con essa tutte le Valli italiane del Grigioni diventarono piccole terre in margine alla Svizzera, strette fra il confine naturale e quello politico. Le condizioni non permisero più di vagheggiare il grande sogno del de Bassus.

© Nicole Digel SSVP, aprile 1998

Tratto dal lavoro di patente alla Scuola Magistrale di Coira: Nicole Digel, Albergo Albrici, Coira 1996-97. Una copia del lavoro è depositato nel Centro di documentazione SSVP.

 

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