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Recensioni

 

 

 

L‘autobiografia del poschiavino Tommaso Lardelli (1818-1908)

Tommaso Lardelli, La mia Biografia con un po‘ di Storia di Poschiavo nel secolo XIX, a cura di Fernando Iseppi, Poschiavo, Menghini, 2000

La mia Biografia con un po‘ di storia di Poschiavo nel secolo XIX è la storia della vita di un uomo, Tommaso Lardelli, che amava la sua valle e che ha voluto raccontare le sue vicende e l’impegno suo e di chi gli stava vicino per la comunità.

Come ha sottolineato il curatore della nuova pubblicazione, il dott. Fernando Iseppi, si tratta piuttosto di una storia di Poschiavo con alcuni cenni biografici. Infatti il libro presenta tutta una serie di informazioni su tutto un secolo di vita locale. Dalla vita quotidiana, ai cambiamenti urbanistici, alla vita politica ed economica: nel racconto del Lardelli si trovano informazioni su una valle che conobbe, nell‘800, cambiamenti rivoluzionari.

«Sono nato il 2 marzo 1818», dunque meno di vent’anni dopo la fine dello Stato delle Tre Leghe, un momento in cui la valle cercava ancora un proprio ruolo nel nuovo Cantone dei Grigioni e nella nuova Svizzera. Lardelli si spegne a novant’anni nel 1908, senza poter vedere il suo ultimo sogno realizzato: la ferrovia.

Cresciuto orfano di padre in una famiglia di possibilità modeste, riesce comunque a frequentare la scuola cantonale di Coira e a conseguire il diploma di maestro. Nel suo ruolo di insegnante, ma poi soprattutto di ispettore scolastico, si impegna direttamente per migliorare la scuola, non solo a Poschiavo, ma anche in Bregaglia e in Mesolcina, traducendo mezzi didattici e impegnandosi per la riorganizzazione delle scuole locali.

A muovere il suo impegno si nota la fiducia nell’istruzione e la coscienza dell’importanza che questa assume per lo sviluppo di una regione. Nella sua militanza, durata tutta la vita, non evita comunque lo scontro e, nella sua autobiografia, riporta numerosi eventi di tensione fra le correnti presenti nella società di valle. Con un certo orgoglio Lardelli ricorda, nelle sue notizie, gli epiteti che gli anziani e i più conservatori gli avevano assegnato: «giacobino» e «liberalone».

Lardelli ottiene poi incarichi di rilievo, anche direttamente dal Consiglio federale, come relatore e commissario in diverse questioni al di fuori dei confini della valle. Il suo prestigio personale lo fa essere protagonista ai processi di Stabio dove conservatori e liberali devono ritrovare una convivenza dopo i disordini civili. Le tappe della sua vita permettono dunque di leggere la storia sia locale, sia grigionitaliana, sia elvetica in generale.

L’alluvione e il nuovo

Nel 1834 Tommaso vive in prima persona l’alluvione che devasta soprattutto il Borgo di Poschiavo. L’intervento dell’ingegnere cantonale La Nicca, è il punto di partenza. Lardelli si rende conto che la modernità deve avere accesso anche a Poschiavo. Non solo gli argini nuovi per il fiume devono garantire la sicurezza. Per lui ci vogliono case nuove, più salubri, strade nuove, per favorire i commerci e collegare finalmente Poschiavo al mondo.

«Da quella grande disgrazia, da quelle rovine – ci dice – spiccò il volo la fenice di buona ventura, da questi anni di generale lavoro data il risorgimento del paese intiero».

Lardelli non aspirava solo ad un mutamento esteriore, ma anche ideologico e culturale. Da esponente liberale fu promotore di un’adesione alla nuova Costituzione federale del 1848, da podestà fu riformatore del comune, da ispettore scolastico promotore dell’istruzione pubblica, da notaio e agrimensore fu promotore di una riforma agricola.

Il suo occhio attento segue l’agricoltura e l’economia poschiavine dall’introduzione della patata al tabacco, dalla strada del Bernina alla ferrovia, dalla produzione della birra alle fantasie legate alla scoperta del magnetismo, da parte dei fratelli Ragazzi. Un quadro policromo fatto di tentavi, successi e insuccessi, volti a migliorare la qualità della vita, mirati al progresso.

La vita della Chiesa

Per molti decenni Lardelli fu membro del Concistori della Comunità evangelica. Un ruolo che trova ampio spazio nella biografia e che testimonia della fede vivace e cosciente del Lardelli. Il suo intento non era solo quello di promuovere l’attività didattica nella scuola riformata di Poschiavo, ma quello di cambiare i metodi, anche per l’insegnamento e la trasmissione della religione.

Lo studiare a memoria i versetti biblici non bastava per lui, «perché lascia freddo nel cuore, vuota la mente ed impinguisce la memoria di una ferraggine di citati biblici che poi nella vita – sfunmano». Con un tono anticattolico poi continua: «Non manca proprio che il rosario in mano per contare i pater e gli Ave Maria recitati.»

Al Lardelli il repitare «papagallescamente» sembra la cosa più nociva alla fede che deve, per li, nobilitare l’uomo per portarlo al pensiero critico e al progeresso. Con una parafrasi biblica ci ammonisce: «Se il sale diventa insipido, con che saleremo noi?»

La valle che cambia

Nel secolo, raccontato dal Lardelli, il volto di Poschiavo cambia radicalmente. La strada del Bernina viene resa carreggiabile e, anche sul fondovalle, i tracciati cambiano, gran parte delle case nei vari villagi cambia volto, grazie ad un modello di casa nuova, con il caratteristico asse centrale e una simmetria che si distanzia dall‘architettura rurale e spontanea antecedente.

Il Borgo ottiene i cambiamenti più radicali: dalla distruzione della «Caminata» nasce l‘odierna Piazza e al margine sud nascono i Palazzi. E in tutti questi cambiamenti Lardelli è protagonista e poi osservatore attento. I suoi ricordi si ripropongono plastici, comprensibilie soprattutto interessanti per ogni lettore. Basta fare un giro in uno dei villaggi descritti nella biografia; il suo racconto permette di vivere la storia, di percorrerla, di riconoscere avi o personaggi illustri della valle e riscoprire un preriodo di importanti cambiamenti e uno spirito di incontaminata fiducia verso il futuro.

Con la Biografia si propone, finalmente in edizione completa e corretta, una fonte che era già pubblicata in ampi stralci nei primi numeri dei Quaderni Grigionitaliani degli anni Trenta. L’intervento redazionale si limita però alla pubblicazione precisa e fedele della fonte, senza l’aggiunta di note che avrebbero richiesto un immane lavoro di ricerca e approfondimento. Non si tratta dunque di un’edizione critica completa, ma l’opera pubblicata offre un’occasione di divulgazione e, almeno si spera, uno stimolo che sostenga l’interesse e lo studio più approfondito del Diciannovesimo secolo.

Il volume proposto è arricchito da illustrazioni dell‘archivio fotografico di Luigi Gisep. L’occasione di combinare le due testimonianze coeve, con scene di vita e paesaggi ritratti dai pionieri della fotografia che sorprendono per varietà e ricchezza. L‘intelligente selezione offre un approfondimento che non solo è fonte ulteriore, ma rappresenta anche gli scorci che il Lardelli descriveva e vedeva in prima persona.

La biografia di Tomaso Lardelli è un‘appassionante lettura e le storie, come i fatti narrati sono immagine precisa, tracciata da un osservatore attento quanto una vicenda umana che si legge come un romanzo.

Daniele Papacella

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