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Recensioni

 

 

 

La Valtellina nel Seicento

Agostino Bartolomeo (a cura), La Valtellina crocevia dell’Europa. Politica e religione nell’età della guerra dei Trent’anni, Milano-Sondrio, Giorgio Mondadori-Credito Valtellinese, 1998.

Il Credito Valtellinese ha pubblicato nel novembre del 1998 un libro interessantissimo sul ruolo della Valtellina durante il periodo della guerra dei Trent’anni. Quali furono le ripercussioni e le implicazioni di una vallata non nevralgica che assunse in conseguenza a degli avvenimenti a lei estranei un ruolo preponderante nella politica delle potenze europee del tempo: Francia, Spagna e Stato della Chiesa?

Grazie alla scoperta ed alla messa a disposizione di nuovo materiale proveniente dagli archivi della Monarchia spagnola, della Corte di Parigi, della Repubblica di Venezia, della Santa Sede e del Governatorato di Milano sette studiosi hanno potuto affrontare il tema considerandolo dai diversi punti di vista.

Alcuni punti, notati nella presentazione fatta dal presidente del Credito Valtellinese, Francesco Guicciardi, riscontrano però una rilevanza costante in tutti gli interventi e possono fungere da tasselli fondamentali nella trattazione di questa tematica. La centralità della Valtellina negli equilibri politici dell’Europa di fine Cinquecento e inizio Seicento è indiscussa per il suo ruolo di cerniera politico–religiosa, dovuto alla sua posizione strategica sul confine tra la Serenissima, l’Austria e lo Stato di Milano, tra un nord che guardava di buon occhio alla nuova religione protestante e il sud delle Alpi dove la nuova religione «non doveva» penetrare.

Nella disputa con le Tre Leghe entra in considerazione il fatto che ci fu, durante il primo periodo del dominio grigione, una diffusa penetrazione economica da parte di influenti casati grigioni che si prolungò sino al XVIII sec. e prese fine con la celebre Confisca reta. Un grande fermento contro i grigioni lo ravvivarono le poche autorevoli famiglie aristocratiche valtellinesi, supportate dai governatori milanesi. La Santa Sede recitò in tutta la vexata questio un ruolo di mediatrice, ruolo riconosciuto da tutte le parti, assunto per mantenere la pace in Italia e nell’interesse della religione cattolica.

Nella suo introduzione, Agostino Borromeo, presidente dell’Istituto Italiano di Studi Iberici, tenta di inquadrare la questione valtellinese nel contesto più ampio degli sconvolgimenti in atto in Europa.

Quindi se da un lato il periodo ruotante attorno al «sacro macello» può essere visto come espressione di antagonismo tra il gruppo etnico dominante (i grigioni) e il gruppo etnico dominato (l’aristocrazia valtellinese), antagonismo dovuto alle fortissime tensioni religiose che caratterizzano «l’età confessionale», nella quale le principali confessioni cristiane tendono ciascuna a rafforzare la propria identità religiosa, dall’altro la caduta di sicurezza nel corridoio militare del Rodano, il quale permetteva alla Spagna di rifornire i propri alleati nelle Fiandre attraverso il camino español, obbliga la corona spagnola a studiare delle alternative; quella lungo la Valtellina si presenta come la più celere.

La splendida veste grafica scelta per il libro è impreziosita delle numerose riproduzioni di ritratti di personaggi dell’epoca, dalle copie di diversi documenti, nonché dal cospicuo numero di stampe di carte geografiche coeve. La minuziosa e puntigliosa raccolta di riferimenti bibliografici presenti alla fine di ogni saggio permette di ampliare le proprie conoscenze qualora il testo avesse risvegliato un qualche aspetto che va oltre la tematica pur rimanendo ad essa collegato.

Luigi Menghini

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